Antonio Pizzocaro - Lonato Fra Storia e Arte

LONATO FRA STORIA E ARTE
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Antonio Pizzocaro

Lonatesi nel mondo
Giuseppe Gandini Antonio Pizzocaro

 
ANTONIO PIZZOCARO (1605 – 1680), architetto vicentino oriundo di Lonato.
 
       Non possiamo affermare che la sua sia stata una delle cosiddette “fughe dei cervelli”; perché è nato a Vicenza e lì ha studiato operato e si è realizzato.                                              
Il padre Giovanni Battista, scapolo, aveva lasciato Lonato nei primi anni novanta del Cinquecento in cerca di lavoro, di fortuna e di una sistemazione… e si fermò a Vicenza.
 
Ma procediamo con ordine.                                                                                                        
A Lonato, nella chiesa parrocchiale San Giovanni Battista il 3 giugno 1572 si battezza un bambino di nome Giovanni Battista Pizzocoro:
                                                                   Die 3 Iunii 1572  
                       Iohannes Baptista filius Johannis Antonii Pizzocori, et Franciscae eius uxoris.
                                                    Compater Michael Moiolus e Desentiano.

 
Giovanni Battista Pizzocoro figlio di Giovanni Antonio e di sua moglie Francesca;
Michele Moiolo da Desenzano gli ha fatto da padrino.
 
Notiamo che il battezzato è registrato come Pizzocoro (nominativo Pizzocorus; genitivo, come in questo atto, Pizzocori), e a Vicenza Giovanni Battista si è portato anche questo suo cognome, che poi, come spesso succede, è diventato Pizzocaro sia a Vicenza che a Lonato (dove, ancora nel secolo XIX si incontrano dei Pizzocaro Luigi – Giuseppe – Raimondo). In ambito veneto, nella parlata e in alcuni scritti è frequente la variante Pizzocola o Pizzocolà. Ma lui, l’architetto Antonio figlio di Giovanni Battista, nell’epigrafe sulla sua tomba di famiglia nella Cattedrale di Vicenza ha fatto scrivere Pizzocarus - Pizzocaro, appunto.                                                                                                                           
Il seguito della “nostra” storia è ben documentato dal dottore Luca Trevisan (Antonio Pizzocaro, Architetto Vicentino 1605 – 1680, edizioni-osiride 2009).

1595, ultimi mesi. Giovanni Battista, 23 anni, muraro si sposa con Leonora Dalla Costa a Montecchio Maggiore (VI). Lo si ricava da un atto notarile di Bernardino Frizierio, conservato nell’Archivio di Stato di Vicenza. Riportiamo la parte che conferma quanto già sapevamo dalla lettura dell’atto conservato a Lonato:

[] massaro Batista muraro figlio di zanantonio pizzocolà da lonà Territorio Bressano al presente habitante in Montecchio mazore marito, et congiunta persona di Donna Leonora figlia quondam zambattista dalli costi da Montecchio mazore, la qual già un’anno e’ mezo in circa per sua legittima sposa tolse, et sposò secundo il ritto di santa Romana chiesa[]. Data dell’atto 8 aprile 1597. Si deduce quindi che il matrimonio in Montecchio Maggiore (VI) molto probabilmente è stato celebrato circa nell’ottobre del 1595.
 
Da Giovanni Battista Pizzocoro/Pizzocaro e da Leonora Dalla Costa nacquero: Camillo (3 marzo 1597); Eugenia (26 aprile 1602); Antonio, terzogenito, nato il 26 e battezzato il 30 settembre 1605: Giacono Antonio figlio di massaro battestì muraro, et di Lionora, figlia del quondam battista di costi, sua moiere; fu battezzato da me sopraddetto [Gregorio Gagliardi arciprete], nacque dì di Luni a hore 20, adì 26 detto; seguirono, nell’ordine, Francesca (30 giugno 1609); Bartolomeo (17 febbraio 1613) e Isabetta o Isabella (28 dicembre 1615), sesta e ultima figlia di Battista.
 
A Vicenza, Giovanni Battista, capo della famiglia numerosa, anche se alcuni figli gli erano venuti a mancare a pochi mesi o anni di vita, era consigliere della confraternita dei murari con il cognome “Pizzogaro”; suo figlio Camillo, fratello di Antonio, figura iscritto alla fraglia dei murari e tagliapietra con il cognome di “Pisochoro”, come più tardi, dal 1625, vi figurerà anche Antonio Pizzocaro Muratore del fu “battista da lonà” che sarà in seguito per due volte gastaldo della stessa.
 
  Nel periodo 1625 – 1627 Antonio, raggiunta la maggiore età, si univa in matrimonio con Laura, sua prima moglie (presumibilmente morta di peste), che gli diede due figli; e altri otto la seconda moglie, Eugenia Mirandola, sposata nel 1631.
 
  L’elenco completo delle sue perizie, dei disegni, dei progetti, di opere nuove o di rifacimento di quelle da restaurare, di piccole o di grandi dimensioni, modeste o molto importanti, tutte comunque in Vicenza, sarebbe lunghissimo.                                                                          
Qualche esempio:
E’ “muraro” nella cattedrale di Vicenza, nella Rotonda, nella costruzione della Colonna del Redentore, nel nuovo oratorio della Concezione, al restauro dei quartieri destinati alle milizie a cavallo a Porta Nova, nella riparazione della cupola della torre di piazza, in interventi di riparazione del Teatro Olimpico, nella pavimentazione della piazza Vescovado; è direttore dei lavori di completamento di palazzo Trissino Baston sul Corso; nei quattro piloni del ponte di Lisiera, nella pulitura di un fossato di scolo della Seriola, nel palazzo del capitano, in interventi al Monte dei Pegni, nella costruzione delle nuove prigioni a ridosso della Torre del Tormento in piazza delle Erbe, restauro all’orologio della torre di piazza, costruzione dell’ospedale dei Proti, lavori nella strada della Muschieria, rifacimento del ponte di Torri di Quartesolo, nella fabbrica di Santa Caterina…

1680, 13 agosto
Antonio muore a 75 anni nella casa della figlia Leonora ed è sepolto nella Cattedrale di Vicenza nella tomba di famiglia che si era preparato fin dal 1642 perfezionandola nel 1669. Si ignora come fosse la sepoltura; si conosce invece l’iscrizione tramandataci dal Faccioli: Antonius Pizzocarus architectus Johannis Baptistae filius hunc sibi & haeredibus mortis honorem posuit Anno Domini MDCLXVIIII
Quattro anni dopo verrà a mancare anche la di lui vedova Eugenia Mirandola.
  La critica è concorde nel definirlo: “L’architetto vicentino più importante del Seicento e senza dubbio una delle figure più interessanti del panorama architettonico veneto di quell’epoca” (Luca Trevisan) - “Grande impresario e mente direttiva dell’architettura seicentesca vicentina” e “Indiscusso protagonista di quella Vicenza in grigio dal fascino austero ma non priva, tuttavia, di qualche lucida impennata” (Franco Barbieri).
Il padre Giovanni Battista era partito da Lonato come murarius, una buona premessa, ma è doveroso ammettere che quanto realizzato dal figlio Antonio è andato oltre ogni possibile previsione.
Lonato del Garda 12 dicembre 2017 gg

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