Presentazione dell'opera - Lonato Fra Storia e Arte

LONATO FRA STORIA E ARTE
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Presentazione dell'opera

Progetto Cenedella
 
Memorie Storiche Lonatesi di Giacomo Attilio Cenedella
 
 
Premessa
 
     La figura del Cenedella e la sua opera mi hanno sempre in qualche modo attratto e invogliato ad approfondirne la conoscenza.
 
Nel 2002 mi stavo già impegnando nella trascrizione delle sue Memorie Storiche Lonatesi allo scopo di pubblicarle, quando il rinvenimento casuale della sua autobiografia mi ha dato l’opportunità di scrivere Vòlto alla mia Patria[1].
 
In linea di massima il mio lavoro è stato quello di trascrivere il suo manoscritto, corredandolo di note esplicative. Alcuni degli argomenti da lui trattati, particolarmente vasti, li ho divisi in capitoli per poterli meglio analizzare. Il modo migliore per capire il Cenedella credo sia quello di leggere integralmente la storia della sua vita, così come egli ce l’ha tramandata.
 
     L’autobiografia è un manoscritto di 79 pagine, datato 28 novembre 1866, la cui copertina riporta la dicitura Biografia del padre perché, come espressamente richiesto all’amico Giovanni Battista Ronconi da Padova, era destinata ai figli. Sono infatti rivolte al Ronconi le parole Amico più che carissimo con cui il Cenedella la introduce (vedi la fig. n. 1) e al quale confessa: «La memoria di tutti i fatti della mia vita che vivissima conservo ancora, mi assiste nel momento in cui scrivo, e nulla vi espongo che la pura verità. Quand’io non sarò più potrete consegnare ai miei figli questa mia autobiografia, concerterete con loro di darla alle fiamme se sarà necessario. Non meravigliate adunque se vi troverete alcune originalità: alcuni singolari episodii e degli errori da me commessi non ascrivetene la colpa all’animo mio. Il mio cuore fu sempre troppo sensibile e troppo sincero; il mio temperamento fu troppo subitaneo. Troppo sincero forse mi troverete: alla mia sincerità, al mio cuore troppo aperto io devo ascrivere molti spiacevoli miei avvenimenti».
 
Questa autobiografia ci racconta la storia di un uomo di grandi qualità intellettuali e morali, che trapelano nella vita di ogni giorno insieme a umiltà, semplicità e umanità tali da commuovere chiunque si avvicini a lui. Qualcuno di voi potrà sorriderne, ma vi confesso di essermi emozionato in più di un’occasione leggendo gli scritti del Cenedella.
 
La suddetta opera viene composta in un momento molto particolare e non certo felice della vita dell’autore perché poco più di un anno prima, il 31 ottobre 1865, gli era venuta a mancare l’amatissima moglie Lucrezia.
 
     Prima di introdurre l’argomento delle Memorie Storiche Lonatesi, trovo sia necessario tracciare una breve biografia del nostro autore, anche se sono consapevole del fatto che qualsiasi tentativo di riassumerla potrebbe risultare arido e approssimativo, e non completamente efficace a rendere appieno la grandezza e la profondità d’animo di quest’uomo; cercherò di fare del mio meglio.
 
 
     Giacomo Attilio nacque a Lonato il 31 agosto 1801. Figlio unico, crebbe circondato dagli affetti dei genitori Domenico e Cecilia, domestica in casa di Giambattista Savoldi, e delle due zie paterne Ottavia e Caterina. Queste ultime ebbero un ruolo determinante nella formazione culturale del nipote.
 
Il padre Domenico, farmacista, partecipò attivamente alla vita amministrativa di Lonato, ricoprendo anche importanti incarichi, dapprima nel Governo Provvisorio Bresciano e, successivamente, nella Repubblica Cisalpina dove venne eletto Amministratore per il Dipartimento del Benaco. In casa sua e nella farmacia si riunivano i lonatesi esponenti dei movimenti politici di allora, quali: Francesco Pagani, Giambattista Savoldi, Giambattista Gerardi, Felice Mozzini e, per un certo periodo, anche Vittorio Barzoni. I trascorsi politici del padre condizionarono per tutta la vita le relazioni tra il Cenedella e i compaesani di fede avversa i quali lo osteggiarono sempre.
 
Il Cenedella dai due ai cinque anni trascorse gran parte del tempo in casa Savoldi, a Lonato, e a Gargnano in casa di Giacomo Alberto Pederzoli, suo padrino di battesimo e fratello della cognata di Giambattista Savoldi. Mentre, dal 1809 al 1812, durante il mese di novembre, frequentò a Brescia il salotto della signora Isabella Randini definita dal Nostro «celebrità bresciana di quei tempi, alla di cui conversazione convenivano i più distinti nomi di allora». Qui il Cenedella conobbe Giambattista Brocchi, il quale insegnava mineralogia e storia naturale al liceo. Ascoltandone i discorsi, scrive il Nostro: «nasceva in me il desiderio di sapere e di apprendere le scienze naturali, che sempre sino ad ora in me si mantenne. Quivi sentiva i più forti eccitamenti al progresso, allo studio, e mi si paravano d’innanzi immaginosi successi». Fino ai quindici anni egli frequentò gli studi in quelle che nell’autobiografia definisce le povere scuole del mio paese, istruito nel frattempo dal padre Domenico nella pratica farmaceutica.
 
Alla fine del 1816, a soli quindici anni, si iscrisse ai corsi di farmacia presso l’università di Pavia, ove ebbe come maestri Francesco Marabelli e Luigi Valentino Brugnatelli, e dove, ancor giovanissimo, nel maggio 1817 conseguì il diploma.
 
Lo troviamo subito dopo a Lonato intento a esercitare con serietà e passione la sua professione e dove iniziò anche a cimentarsi con i preparati chimici, a suo dire senza alcun successo. Nel frattempo frequentò assiduamente la parrocchia di Lonato, tanto che l’arciprete Gaspare Gaspari, credendolo intenzionato a intraprendere la carriera ecclesiastica, lo spronò affinché si decidesse in tal senso. Cosa che non avvenne; a questo proposito l’autore scrive: «durarono questi tre anni, e furono per me una continua tortura».
 
L’8 gennaio 1822, infatti, sposò Lucrezia Zanetti dalla quale ebbe ben nove figli.
 
Va detto che il Cenedella, per sua stessa indole, non era tale da appagarsi del puro e semplice, se pur nobilissimo, lavoro di speziale. Perciò, per quanto poco dotato di quei mezzi di cui altri vivendo in centri maggiori potevano disporre e nonostante il peso di una famiglia che, col passare degli anni, andava facendosi sempre più numerosa, si diede a impiegare il poco tempo disponibile nella ricerca e nella sperimentazione, giungendo presto a farsi conoscere negli ambienti scientifici.
 
Nel novembre 1824 elaborò il suo primo lavoro sulla clorofilla subito pubblicato da Soubeiran nel Manuale di farmacia e nel 1825 altre tre sue memorie vennero inserite da Antonio Cattaneo nel Giornale di Farmacia.
 
L’Ateneo di Brescia non tardò a riconoscerne i meriti e a nominarlo suo socio, prima onorario, poi effettivo. Di questa importante istituzione il Cenedella fu uno dei membri più attivi, partecipando assiduamente alle sedute del sodalizio, adempiendo a incarichi e portando i lumi del suo sapere ogniqualvolta gli fosse richiesto. Sull’esempio dell’Ateneo di Brescia altri importanti istituti e accademie italiane e straniere lo annoverarono fra i loro soci.
 
Nel 1833 e nel 1834 partecipò ai concorsi per ottenere la cattedra di chimica sia all’università di Padova che a quella di Pavia, vincendoli entrambi. Le cattedre non gli furono però assegnate perché a quel tempo il nostro autore non era ancora in possesso della laurea in chimica, che conseguì solo nel 1841 con una dissertazione sul Fuoco Greco.
 
Nel 1835, su incarico dell’Ateneo, svolse il suo primo lavoro di analisi delle acque prendendo in esame quella minerale di Bovegno; a questo studio ne seguirono molti altri. Il Cenedella in questo campo si rivelò non un epigono, bensì un vero e proprio innovatore: infatti egli svolse analisi valide e meticolose per tutti i paesi richiedenti, non solo bresciani, ma anche di altre regioni italiane e oltre confine.
 
Il suo continuo aggiornamento scientifico e l’amore per il sapere lo spinsero a partecipare a quelle Riunioni degli scienziati Italiani che nel nostro paese costituirono la più importante assise scientifica dell’800. In tali Riunioni il Cenedella spesso si distinse per i suoi apprezzati interventi e occupò anche ruoli di prestigio. Nel 1839, al primo Congresso di Pisa, fece parte di una commissione incaricata di trovare un metodo per salvaguardare i dipinti del Camposanto di quella città. L’anno seguente, nella riunione di Torino, fu segretario della sotto-Sezione di chimica e fece parte di una commissione incaricata di visitare gli stabilimenti industriali della città. Nel 1841 fu presente a Firenze, nel 1844 a Milano, mentre nel 1845 e nel 1847 presenziò rispettivamente ai Convegni di Napoli e di Venezia. In occasione di questi congressi conobbe parecchi personaggi di spicco del tempo, con i quali mantenne rapporti di amicizia per il resto della vita. Fra questi ricordo: Luigi Luciano Bonaparte, il fratello Carlo, Antonio Targioni Tozzetti, Alessandro Majocchi, Pietro Configliachi, Cosimo Ridolfi e Giuseppe Acerbi.
 
Nell’ottobre del 1844 ottenne il premio della grande medaglia d’oro dall’Imperiale Accademia di Bordeaux per aver indicato un nuovo processo per ottenere la magnesia, emancipando così la Francia dal tributo pagato all’Inghilterra per la sua introduzione.
 
Quest’ultimo riconoscimento ottenuto dal Cenedella infastidì ancor più i nemici che aveva a Lonato. Ben presto si sparsero voci in paese che lui, inebriato da onori e gloria, sdegnasse attendere ai bassi uffici di farmacia. Queste dicerie fecero breccia a tal punto da fargli perdere gran parte dei clienti; tanto  che nel 1846 la farmacia Cenedella entrò in una profonda crisi. Il nostro autore, data la numerosa famiglia da mantenere, si vide in un certo senso costretto a partecipare al concorso per Capo-farmacista dell’Ospedale di Brescia. Vinse la prova e assunse l’incarico il 28 marzo 1847, succedendo nella conduzione della farmacia a un altro distinto professionista, Stefano Grandoni; come direttore del nosocomio vi trovò il lonatese Francesco Girelli.
 
Pochi mesi dopo fu chiamato a far parte di una commissione incaricata dal municipio di Venezia di verificare la potabilità delle acque dei pozzi artesiani della città. In quest’occasione fu oggetto di un tentativo di corruzione affinché dichiarasse potabile l’acqua che invece dai risultati delle sue accurate analisi non lo era. L’incauto corruttore venne in malo modo apostrofato dal nostro autore.
 
A Brescia visse in prima persona i moti del ‘48 e del ‘49, lasciandoci dei resoconti molto interessanti di quei momenti e rivelandoci anche particolari inediti.
 
In Lombardia, fino al novembre 1850, a causa di quei movimenti rivoluzionari, furono chiusi l’università di Pavia e tutti i licei. Fu però permesso l’insegnamento privato di alcuni corsi universitari come chimica farmaceutica e medicina presso l’ospedale di S. Domenico, ai quali il Cenedella aderì in qualità di docente. Dall’ottobre 1849 fino al giugno 1852 insegnò fisica e storia naturale nel liceo cittadino, sostituendo Luigi Contratti. Rinunciò alla cattedra di meccanica e matematica per l’anno scolastico successivo, offertagli dal direttore del liceo don Pietro Zambelli, perché non si riteneva all’altezza di insegnare correttamente materie delle quali non possedeva una conoscenza approfondita.
 
In quegli anni si stampava a Brescia il giornale filo austriaco la Sferza diretto da Luigi Mazzoldi il quale, con i suoi articoli, attaccò spesso sia l’Ateneo che l’Ospedale. In tali vicende fu direttamente coinvolto anche il Cenedella che in merito a ciò nell’autobiografia scrive: «allora era un onore essere battuto da quel giornalaccio».
 
Con umiltà e semplicità, ci racconta inoltre della giornata trascorsa in città, il 16 marzo 1854, in compagnia del principe Luigi Luciano Bonaparte (conosciuto in occasione dei Congressi degli scienziati italiani) e di altri due importanti personaggi cari ai bresciani: padre Maurizio Malvestiti e Carlo Antonio Venturi. La visita a Brescia di uno dei Bonaparte non passò certo inosservata, soprattutto alla polizia austriaca.
 
Successivamente, nel marzo 1862 ricevette dall’Ateneo di Brescia la grande medaglia d’oro per l’analisi dell’acqua termale di Monfalcone.
 
Il Cenedella, nell’autobiografia, ci espone nei dettagli le procedure che portarono all’apertura, nel 1863, dell’Istituto Tecnico di Brescia. Nella tabella che riporta i primi docenti presenti nell’Istituto egli risulta essere l’unico titolare di cattedra, mentre tutti gli altri, tra i quali Giuseppe Ragazzoni, Marino Ballini, Gaetano Clerici, erano solo incaricati. Il 16 dicembre 1863, nell’aula magna del liceo alla presenza delle Autorità, il Cenedella inaugurò solennemente la sua cattedra. Il suo discorso fu pubblicato in un opuscolo dal titolo La chimica tecnologica nel Regio Istituto Tecnico di Brescia, che venne poi diffuso in tutti gli Istituti Tecnici del Regno d’Italia. L’incompatibilità tra gli impieghi di capo farmacista dell’Ospedale e di docente presso l’Istituto Tecnico lo costrinse a dare le dimissioni dal primo in data 31 agosto 1865. Due mesi più tardi fu decorato Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazaro.
 
Nell’insegnamento il Cenedella, per quanto non più giovane, trovò modo di profondere tutte le sue migliori energie sino a quando una dolorosa infermità non lo costrinse a interrompere ogni attività e a ritirarsi nel suo Lonato, dove si spense il 14 luglio 1878.
 
     Il nostro autore termina il racconto della sua vita con queste parole: «Lascio in questa mia autobiografia un documento di tutta la mia vita onde chi la leggerà, dopo ch’io non sarò più, impari a proprio costo ed esperienza a conoscere i perversi che bruttano la società e la deturpano colla più sfacciata ipocrisia».
 
      Poco più di un mese dopo, il Cenedella lesse in Municipio la biografia dell’agronomo lonatese Camillo Tarello, introducendola con queste parole: «Da Lonato nella sera del 31 Xmbre 1866 ora scorso mi ebbi la più solenne testimonianza dei miei pochi amici artigiani i quali distrussero d’un tratto, con mortificazione dei pochi avversi che avea ancora, quanto vi era di mala prevenzione contro di me.
 
Venni invitato dal Sindaco del mio paese ad aprire solennemente le scuole serali pei contadini e per gli artigiani. Fui accolto con vero entusiasmo. Non so come sia avvenuta questa pubblica dimostrazione. Lessi nel salone del Municipio alla presenza di più di seicento persone un discorso inaugurale. La biografia di Camillo Tarello Lonatese del XVI secolo ne fu il soggetto. Questo nostro agronomo i di cui Ricordi di agricoltura sono la base dell’agricoltura inglese non era quasi più conosciuto, venne da me così posto in luce ai miei compatrioti. Gli applausi furono eccessivi, io ne fui oltremodo commosso, e ripartii dal mio paese alla mattina successiva penetrato dalle dimostrazioni che mi ebbi da ognuno, e che conquisero affatto quegli ultimi rimasuglii di avversi che ancora mi aveva. Questo mio discorso verrà a quanto mi si scrive pubblicato a spese del Comune».
 
     Vi espongo alcuni punti salienti del suo intervento in quanto meritano di essere ricordati per l’attualità dei valori che ancora oggi esprimono. Così il Cenedella si rivolge agli amministratori e ai docenti: «Signori! Al comune vantaggio Sociale sotto ogni rapporto devono essere indirizzate tutte le nostre fatiche: al bene dell’umana famiglia si devono dirigere tutti i nostri studii. Ed è pur troppo sacro principio che dovrebbe cancellare nell’uomo ben nato, e bene educato quanto sa di egoismo: chè tutta la società è in giusto diritto di attendersi da chi sa quant’essa ignora e quanto concorre e serve al suo miglioramento e vantaggio.
 
E questo principio tuttodì si verifica fra di noi italiani a nuova vita risorti. Questa terra privilegiata dalla natura: questo limpido ed azzurro cielo questo bel paese da tanti secoli contrastato dagli stranieri, maltrattato dai barbari e dagli usurpatori, tutto ora gode di sè di suo proprio; ma la terra, i suoi abitatori gemono, e gemeranno ancora forse per lungo tempo sulle passate sventure, che turbarono il loro paese, e lo scossero anzi lo conquassarono, sperdettero quasi il loro sapere, derubando coi materiali il loro morale tesoro, quell’unico che rimaneva al nazionale italiano. Non ritorniamo sin dunque o Signori sopra questa dolorosa reminiscenza: rammentiamoci invece che viviamo di nostra propria vita, libera, non tutelata, non dominata, non condotta dallo straniero, dimentichiamo il passato per non avere a noi d’innanzi altro che una speranza di un migliore avvenire».
 
     Il Cenedella, dopo un lungo intervento, termina il discorso rivolgendosi con queste parole ai suoi concittadini: «Miei Lonatesi! Miei cari compatrioti! Io sono commosso nel presentarmi a Voi inauguratore delle Vostre Scuole Serali. Troppo grato vi sono delle da me immeritate dimostrazioni colle quali mi accoglieste; grato io sono al nobile invito dell’Onorevole Vostra Municipale Rappresentanza.
 
Grazie miei buoni concittadini di quelle dimostrazioni che mi faceste nello scorso anno nel solenne momento del mio dolore [si riferisce alla morte della moglie Lucrezia]; nè lo dimenticherò giammai. Io amai sempre oltremisura il mio paese in cui nacqui, la mia patria: e da essa staccato quand’altre occupazioni altrove mi chiamarono, non seppi mai scordare il mio luogo nativo, il mio Lonato: e care mi tornavano nei primi momenti del mio distacco le ricordanze dei miei anni, nè quali vita più semplice e povera qui mi tratteneva».
 
 
     La biografia del Tarello, a quanto mi risulta, non fu pubblicata e precorse l’iter di quella che per noi lonatesi resta indubbiamente la più importante eredità che il Cenedella ci ha tramandato: le Memorie Storiche Lonatesi.
 
Non posso infatti esimermi dal ricordare come il Cenedella, al di fuori del suo abituale campo di lavoro, abbia coltivato anche gli studi di storia locale e in particolare quelli legati al suo Lonato, oggetto di amorose ricerche che culminarono con la stesura delle Memorie Storiche Lonatesi. Quella di storico è un altro aspetto della personalità del Cenedella che getta su di lui una luce anche più viva, dimostrando come in questa singolare figura di farmacista ottocentesco scienza e umanesimo coesistessero.
 
Le Memorie Storiche Lonatesi sono composte da 42 capitoli o libri, come li chiama l’autore, per un totale di 329 pagine e sono arricchite da ben 1437 note. Esse ci raccontano la storia di Lonato dai suoi albori sino all’inizio del XIX secolo. Di tale opera esistono almeno due diverse trascrizioni in copia dattiloscritta. La prima delle due giunge a Lonato solo intorno al 1930, mentre la seconda è del 1970. Il manoscritto originale è conservato presso la Biblioteca Queriniana di Brescia. Quest’opera rappresenta un punto di riferimento per chiunque voglia avere lumi sulla storia lonatese. Alla loro stesura il Cenedella dedicò anni d’intenso e appassionato lavoro tra il 1858 e il 1874, anche se alcune revisioni portano la data del 1875.
 
Partendo da questi presupposti ho quindi cercato di capire come mai tale prezioso manoscritto si trovi presso la Biblioteca Queriniana di Brescia e non presso l’Archivio storico del Comune di Lonato. Per redigere il lavoro mi sono avvalso di documenti inediti, di altri pubblicati solo in parte, e anche di alcuni quasi dimenticati o nascosti qua e là. La loro attenta analisi mi ha indotto a dare al capitolo settimo di Vòlto alla mia patria, il titolo: Questione relativa alle Memorie Storiche Lonatesi ed è là che rimando il lettore più interessato ad approfondire tale argomento.
 
Ho volutamente usato il termine Questione, perché osservando i documenti scritti prima del 1873 ho notato come in essi vi sia la chiara intenzione, da parte dell’autore, di lasciarne una copia per l’Archivio comunale di Lonato, mentre in quelli successivi il Cenedella cambiò opinione.
 
     Fra i primi scritti vi è l’inedita Introduzione alle Memorie Storiche Lonatesi, un documento di mia proprietà (vedi la fig. n. 2). Il Cenedella la compose a Brescia, prima della nota controversia con i rappresentanti del Comune di Lonato, controversia che portò nel 1873 alla pubblicazione dell’opuscolo del Pasqualigo Lonato e suoi contorni. Queste del Cenedella sono pagine intense in cui l’amore per il paese natio traspare in modo evidente, così come è chiara l’intenzione di lasciarne una copia per l’Archivio comunale.
 
A un certo punto il Cenedella scrive: «Lontano poche miglia da Lonato ov’io nacqui, ed in cui dimorai per oltre nove lustri, il mio cuore non potè mai distaccarsi dal natio paese e dalle sue memorie; il perché né miei pochi momenti di riposo dalle mie gravi occupazioni portava sempre il mio pensiero alla mia patria nella quale desiderava di lasciare dopo morte le mie spoglie». Per poi continuare: «Mi sono determinato di scrivere queste poche cose intorno al mio paese, colla precisa mia volontà che restino queste presso di me sino a che avrò vita, e dopo passino nella mia famiglia quale ricordo dell’affetto che pel mio paese nutriva, permettendo di ritirarne una copia pel Comunale Archivio, donandola così al Comune acciò sia conservata.
 
Sia questo mio, qualunque siasi lavoro una testimonianza pei buoni compatrioti della vivissima affezione che sempre mi legò al mio paese. Sia pei tristi e per la faccia di costoro che lo disonorano, continuo e perenne monumento di disprezzo, che loro ricordi che fra quelli che essi calpestarono, e colla maldicenza e coi fatti, vi fu chi non si curò di loro, ma generosamente sprezzandoli lasciò alla sua patria l’ultimo frutto delle sue occupazioni, e delle sue fatiche».
 
     Fra gli altri documenti vi è il seguente, estrapolato dal Libro Quarantesimo delle Memorie Storiche Lonatesi. Risale al 1874 e il Cenedella in esso scrive: «Era mia intenzione donare al Comune questo mio lavoro; ma i dispiaceri continui di alcuni malevoli che in questi ultimi anni 1872-1873, tengono un posto in Municipio, me ne allienarono il pensiero. A questi ora si aggiungono le improntitudini e la petulanza di alcuni veri sciocchi ed ignoranti lonatesi, che non mai saprò perdonare che mi hanno fatto determinare a non lasciare più al Comune le cose da me scritte, sieno storiche sieno scientifiche, onde non abbiano ad essere indegnamente calpestate. Sono coscienziosamente certo di non aver scritto che la pura verità. Indipendente nelle mie opinioni non ho mai sacrificato a nessuna degli altri; né ho mai fatto omaggio alla verità ed al vero sapere».
 
      Dopo il 1873, il Cenedella, indispettito, pensò di scegliere alcuni articoli delle sue Memorie Storiche Lonatesi per leggerli nelle adunanze dell’Ateneo di Brescia; questi vennero poi pubblicati nei Commentari. Ed è proprio nella parte introduttiva dei manoscritti originali, siti presso l’Archivio di Stato di Brescia, che il Cenedella ci spiega polemicamente e ci chiarisce in parte i motivi della non pubblicazione delle sue Memorie Storiche Lonatesi da parte della Giunta Municipale di Lonato.
 
     In merito il documento più significativo porta il titolo Intorno al proposto atterramento delle mura che circondano il paese di Lonato e viene presentato dal Cenedella all’Ateneo il 16 luglio 1876. Vi invito a leggerlo perché, anche in questo caso, ogni mio tentativo di riassumervelo non sarebbe in grado di farvi capire lo stato d’animo provato da un uomo che si è visto, e qui voglio usare le sue parole, indegnamente calpestare 16 anni di appassionate ricerche sulla storia del proprio paese.
 
Il Cenedella si rivolge in questo modo ai colleghi dell’Ateneo: «Era mia intenzione donare a Lonato, quel voluminoso mio lavoro cogli indici: nel 1873 ne parlava al Sindaco, ora deputato al Parlamento [Marcello Cherubini]; gli diceva della mia intenzione di donarlo al Municipio di Lonato. Seguirono più cose che il tacere è bello. Poi egli mi diceva che entro le vacanze di quell’anno mi avrebbe invitato ed ammesso al consiglio a presentarlo: mi disse che era desiderio che presentassi e leggessi un rapporto sopra questo lavoro; lo estesi: passò il 73 non mai fui invitato. Intanto compiva tutte le memorie, e tornando a Lonato fui dal Sindaco per sentire una decisione; mi accorsi che titubava dicendomi che era necessario che ne parlassi col primo della Giunta. Lo pregai che mi favorisse quella mia relazione; e me l’ebbi. Vedeva una certa opposizione ma tenebrosa. Costui della Giunta incontrato ed interessato da me su di una strada sull’argomento mi rispondeva che era necessario che da me si inoltrasse non un’istanza, ma una supplica per essere ammesso a presentare il mio lavoro. Gli risposi con forza come si meritava in faccia a molte persone del popolo e molti villani, era giorno di festa, e gli diedi tal rabbuffata che salì sul Municipio confuso, perché tutti ridevano. Indegnato da questa ridicola pretesa tosto bruciava tutto quanto aveva scritto pel Municipio: giurai che più sarei andato nel Palazzo durante la reggenza di quella Giunta; e che nessun Lonatese avrebbe letto quelle mie memorie, che dopo la mia morte le donava alla Queriniana o all’Ateneo».
 
Per poi continuare in modo ancor più deciso: «Mancava che quella Giunta Lonatese per stizzirmi dippiù mi facesse un ultimo sfregio. Un medico militare, Pasqualigo, che veniva nel mio casinetto in campagna, trovandomi sempre occupato desiderava sapere cosa scrivessi. Bonariamente glie lo dissi ed ei mi soggiunse che dal R. Ministero aveva avuto ordine di scrivere una relazione sopra Lonato storico-geologica, medica, statistica e che io gli era stato proposto come l’unico che poteva essergli utile: egli quindi mi pregava che gli dovessi favorire, ad intervalli, quei miei fascicoli che sempre mi avrebbe restituito, ed io con tutta fiducia acconsentiva. Pochi giorni prima che io dessi quel rabbuffo al quel Sig.e della Giunta il Pasqualigo mi restituiva tutti i fascicoli, mi faceva vedere il lavoro che voleva mandare al Ministero, ed io lo pregava di togliere quelle sue espressioni di lodi non meritate, ma egli non acconsentiva, e credevo che inviasse quel suo lavoro al Ministero: tutt’altro! Era un pasticcio concertato contro di me da quelle Signore Nullità di Lonato.
 
Quando quel Signore pretendeva da me una supplica per ricevere le mie memorie, e per ammettermi a presentarle, quattro giorni dopo si faceva in Municipio una riunione di consiglieri ed altri; si invitava il Pasqualigo a leggere il suo lavoro, che faceva ridere gl’intervenuti, i quali tutti dicevano apertamente che era roba mia, meno quelli della Giunta che ne pagavano la stampa, facendovi sopprimere quanto l’autore scriveva, e si confessava del tutto a me debitore. Ecco come mi trattarono i miei signori lonatesi! Ne ritiravano 200 copie che credevano far vendere a beneficio dell’Istituto Elemosiniere. Non ne hanno venduta una copia! I Buoni Lonatesi non se ne curarono; non se ne curarono nemmeno quelli del conciliabolo: io non me n’ebbi che una trafugata, le altre servono ora nell’inverno ad accendere il fuoco.
 
Scusate, Colleghi, se prima di intrattenervi dell’argomento storico della mia Patria vi ho annoiato con questo per me fastidiosissimo racconto; ma era per me necessaria una pubblica soddisfazione. Conservo fra le mie memorie quant’ ora vi dissi, che non si leggerà dai Lonatesi mia vita durante, né si potrà vedere dopo con tanta facilità dai miei eredi, i quali già conoscono le mie disposizioni».
 
     Non volendomi dilungare oltre con questa che il Cenedella chiamerebbe cicalata, cito la frase conclusiva di un altro manoscritto, del 21 giugno 1874, dal titolo Notizie Storiche intorno al monastero di Maguzzano, dove il Nostro scrive: «Compatite al mio desiderio che ho sempre avuto; ed ora ho sempre dippiù di far conoscere quanto si appartiene alle memorie del mio paese, del mio Lonato, chè vorrei fosse bastantemente conosciuto, per dare al medesimo quel giusto merito che nella Storia patria si è sempre meritato».
 
     Va detto che Giacomo Attilio Cenedella non fu certo profeta in patria, anche se la sua vita fu costellata da azioni e prese di posizione volte a tutelare e salvaguardare il patrimonio storico, artistico, architettonico e culturale di Lonato. A causa del suo temperamento sincero e schietto e di quel suo essere incline a non scendere a compromessi, si trovò molto spesso da solo a lottare contro l’ignoranza e la prepotenza di quei lonatesi che non persero mai occasione per attaccarlo e denigrarlo. Il Cenedella, vista la numerosa famiglia che doveva accudire, il duro lavoro nella sua farmacia e non ultimo il suo ruolo di ricercatore e sperimentatore in ambito chimico nel quale si era fatto un nome, non ha avuto il tempo di “parare” questi colpi bassi infertigli con premeditazione e direi anche con una certa dose di cinismo dettato per lo più dall’invidia.
 
     Nell’estate del 2010 scrivevo queste parole per concludere Volto alla mia patria, fonti e documenti per la storia di Giacomo Attilio Cenedella: «Termino questo mio scritto, cogliendo l’occasione per invitare tutti quelli che fossero interessati, gli storici locali, le varie associazioni culturali operanti sul territorio lonatese, il Comune, i semplici appassionati di storia locale, insomma i suoi bravi concittadini di oggi, ad attivarsi affinchè le Memorie Storiche Lonatesi vengano pubblicate integralmente, non solo per il loro valore storico, ma soprattutto per quello morale. Lo ritengo un doveroso tributo a questo nostro Illustre concittadino, giacchè qualsiasi ricerca storica su Lonato non può fare a meno di rifarsi ai suoi scritti. Io resto a disposizione, per quel poco che posso offrire sia in termine di tempo che di capacità, di chi intende dar seguito a questo mio invito».
 
     Allora non immaginavo certo di dover attendere più di un lustro per raggiungere tale scopo. Se poi penso che il lavoro di trascrizione delle Memorie Storiche Lonatesi lo avevo iniziato già a partire dal 2002, non posso che essere felice del fatto che finalmente ciò si stia realizzando. Di questo devo ringraziare i miei amici e compagni di viaggio di Lonato fra storia e arte: Giuliana Zanella, Giuseppe Gandini, Giancarlo Pionna, Osvaldo Pippa e Severino Bertini. Insieme inseriremo man mano in questo sito internet i capitoli che compongono le Memorie del Cenedella, seguendo gli odierni criteri di normalizzazione della trascrizione.
 
Il nostro gruppo crede che questo lavoro di digitalizzazione e trascrizione delle Memorie Storiche Lonatesi di Giacomo Attilio Cenedella, pur giungendo a quasi 140 anni dalla sua morte, possa essere una sorta di risarcimento morale nei confronti di questo grande uomo. E’ stata una delle priorità che ci siamo prefissati sin dal nostro primo incontro avvenuto a Lonato, la sera del 9 settembre 2015 presso la sede dell’associazione in via Fontanella n. 6.
 
A questo punto non ci resta che augurare una buona lettura a tutti.
 
 
Lonato, li 1 febbraio 2017                                                            
 
                                                                                      Ivano
 
 
 


   
 
[1] Il testo completo è consultabile sul sito internet dell’Ateneo di Brescia alla voce Pubblicazioni, Supplementi ai Commentari - S. 2011.
 
 
 

 
 
 
Per la lettura delle Memorie Storiche Lonatesi [MSL]
 
di Giacomo Attilio Cenedella
 
 
           Il volume manoscritto è entrato alla Biblioteca Queriniana di Brescia con questi dati identificativi: Prot. 9. 1881 / N. 302 - *H IV 10 / Ex Libris J. A. Cenedella / Leonati / 1874 . Diebus Autumnalibus Reformabatur. C. 309 / L.664.
 
  La numerazione autografa delle facciate va da 1 a 329; in concreto però queste sono di più perché l’autore, composti i fogli in fascicoli e questi  in volume, vi ha poi intercalato qua e là altri foglietti per ampliare o integrare il testo della prima
 
stesura, senza modificare la numerazione precedente.
 
Così, prima della pagina numero 1 troviamo un pieghevole riciclato per scriverci tra l’altro alcuni cenni sull’origine del toponimo Lonato.
 
Il foglietto era indirizzato al cavaliere dottore professore G. A. Cenedella; ne era mittente il Presidente dell’Ateneo di Brescia che lo invitava all’adunanza della Domenica 21 maggio 1876. La data di questo invito conferma che il volume in esame, ricomposto nel 1874, “reformabatur”, fu via via integrato nei rimanenti pochi anni di vita dell’autore, morto nel 1878.
 
 
  E nel corso dell’opera di aggiunte estemporanee ce ne sono altre:
 
- tra le pagine 12 / 13 troviamo la pianta della vecchia chiesa di San Zeno.
 
- tra 44 / 45 c’è un breve excursus sul Venzago e Madonna della Scoperta.
 
- tra 96 / 97 c’è l’estensione di un punto della pagina 97 (fascicolo VII).
 
- tra 102 / 103 c’è l’estensione di un punto della pagina 103.
 
- tra 104 / 105 c’è l’estensione di un punto della pagina 104.
 
- tra 106 / 107 c’è l’estensione di un punto della pagina 107.  
 
- tra 126 / 127 disegno con epigrafe.                                                                              

- tra 134 / 135 c’è la traduzione di una poesia sull’organo della chiesa.             
 
- tra 182 / 183 c’è l’estensione di un punto della pagina 183.
 
 
 Un altro dato che conferma la provvisorietà della strutturazione organica dell’opera è la numerazione dei capitoli (l’autore li chiama libri), che non è possibile astenersi dal definire confusa. Inoltre, i libri arriverebbero al numero progressivo 42, ma a conti fatti sono 41, come dimostra il seguente dettaglio:
 
  Primo libro (inizio nel ms p. 1) – secondo (inizio a p. 12) – terzo (p. 21) – quarto (p. 33) – quinto (p. 37) – sesto (p. 40) – settimo (p. 47) – ottavo (p. 53) – nono (p. 58) – decimo (p. 62) – undecimo (p. 68)  – duodecimo (p. 76) - decimoterzo (p. 87) – decimoquarto (p. 95) – decimoquinto (p. 101) – decimosesto (p. 110) – decimo settimo (p. 117) – decimottavo (p. 123) – decimonono (p. 127) – ventesimo ( p. 134) – non c’è il ventesimo primo – ventesimo secondo (p. 139) – ventesimo terzo (p. 146) – ventesimo quarto (p. 153) – ventesimo quinto (p. 161) – ventesimo sesto (p. 167) – ventesimo settimo (p. 175) – ventesimo ottavo (p. 182) – ventesimo nono (p. 194) – ventesimo = in pratica sarebbe il 29, ma visto che pur non essendoci il 21 il 22 è confermato tale, a questo ventesimo spetta il numero  30 (p. 204) – ventesimoprimo = 31 (p. 213) – ventesimo secondo = 32 (p. 225) – ventesimo terzo = 33 (p. 239) – ventesimo quarto = 34 (p. 248) – ventesimo quinto = 35 (p. 258) – ventesimo sesto = 36 (p. 269) – ventesimo settimo = 37 (p. 279) – ventesimo ottavo = 38 (p. 288) – ventesimo nono = 39 (p. 293) – “Memorie Storiche Lonatesi / Fascicolo / Rivoluzione di Lonato / Controrivoluzione 1797 / Fascicolo I / Libro Trentesimo = 40 (p. 297,  a p. 299 ripete Libro Trentesimo); al termine di questo libro scrive: “Il seguito nel venturo capitolo” – trentesimo primo = 41 (p. 311) – trentesimo secondo = 42 (p.320 / fascicolo II).       
 
                          
 
  Libero e non omogeneo anche il criterio di approccio ai vari libri: i primi otto sono preceduti da un sommario che in sintesi ne preannuncia il contenuto; anche gli ultimi due libri (detti “fascicoli”) hanno un titolo: “Rivoluzione di Lonato 1797”. Tutti gli altri, dal 9 al 39, non hanno alcun sommario o cappello introduttivo.
 
  Il limite cronologico delle MSL coincide quindi più o meno con l’anno di nascita del Cenedella.
 
 
Anche l’introduzione preposta al libro primo, di cui abbiamo fatto cenno, è priva di sommario; che però possiamo formulare con poche righe:                               
 
  * Dopo una breve disamina delle possibili ipotesi sull’origine del toponimo “Lonato”, si passa alla considerazione delle probabili posizione e dislocazione della Lonato antica, e del ruolo centrale rivestito dalla pieve di San Zeno poi abbandonata per la più sicura rocca e la nuova parrocchiale.
 
 
  Per i dettagli sul modo di scrivere del Cenedella (carattere, grafia, ortografia, altro) basterà la lettura diretta delle pagine manoscritte che seguono.
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