Storia di Lonato - Lonato Fra Storia e Arte

LONATO FRA STORIA E ARTE
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Storia di Lonato

 
LONATO e LONATO DEL GARDA
 
Lonato (dal 2007 Lonato del Garda) è grosso comune in provincia di Brescia a sud-ovest del lago di Garda. La sua estensione, circa 70 chilometri quadrati, è pianeggiante e collinare (alcuni punti si trovano ad oltre 280 metri sul livello del mare), agraria e forestale all’80%. La popolazione attiva degli oltre 16.000 abitanti è occupata prevalentemente nell’industria (metallurgia, materie plastiche, materiali prefabbricati per l’edilizia) e nei servizi; parte nell’agricoltura (che dà uva, cereali, foraggi) e nelle aziende avicole. Un tempo Lonato era un importante centro di filatura e di commercio della seta. Il reddito pro capite è nettamente superiore alla media nazionale. E’ servito dalla Statale 11 Padana Superiore, dall’Autostrada A4 Serenissima, dalla linea ferroviaria Brescia-Verona, dall’aeroporto “Valerio Catullo” di Montichiari. L’attuale centro storico del capoluogo si trova all’incrocio del parallelo nord 45° e 27’ con il meridiano est di Greewich 10° e 29′.
 
Dista circa 22 chilometri da Brescia, 5 dal lago di Garda; nel territorio di sua pertinenza è compreso un tratto di lago tra Desenzano e Padenghe chiamato “Lido di Lonato”. Attorno al capoluogo si distendono numerose località e frazioni dislocate ai quattro venti: Barcuzzi, Bettola, Brodena, Campagna, Castelvenzago, Centenaro, Cominello, Drugolo, Esenta, Fossa, Lido di Lonato, Madonna della Scoperta, Maguzzano, Malocco, San Cipriano, San Polo, San Tomaso, Sedena; attraverso queste Lonato confina con alcuni comuni della provincia di Mantova (Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Solferino) e con sei della provincia di Brescia (Bedizzole, Calcinato, Calvagese della Riviera, Desenzano del Garda, Padenghe sul Garda, Pozzolengo).
 
 
Per reperire tracce della sua origine, si deve riandare alla preistoria, e più precisamente all’età del bronzo (1800-1500 a.C.), quando su palafitte elevate ai bordi di stagni o laghetti intermorenici, tra cui quelli di Polada (civiltà di Polada), del Lavagnone e della Palude Lunga, vivevano i primi esseri umani dei quali qui si hanno tracce; in epoche relativamente più recenti subentrarono i Celti e poi i Romani.
 
Tanti e diversi furono i “tutori” o padroni che in epoca storica, a turno e a più riprese, si palleggiarono il possesso di Lonato e lo sfruttarono, prima in quanto territorio compreso nel Municipium di Verona, poi come borgo fortificato o fortezza (Vescovi e Scaligeri di Verona, Torriani, Estensi, conti di Montichiari, Gonzaga, conti di Casaloldo, Visconti). Quelli che lo detennero più a lungo furono la Repubblica di Venezia (sotto la quale Lonato fu promosso a Podesteria minore con podestà gentiluomo bresciano e provveditore gentiluomo veneziano), l’Austria, il Regno di Sardegna.
 
 
*Siti preistorici della Polada in via Lazzaretto, e del Lavagnone in via Lavagnone, della Palude Lunga in Brodena (necropoli preromana) con la possibilità di approfondirne la conoscenza attraverso pubblicazioni specifiche a catalogo nelle biblioteche lonatesi o diffuse dalla locale Associazione Storico-Archeologico-Naturalistica “La Polada”.
 
*Fornaci romane in località Fornaci dei Gorghi raggiungibili da Via Mantova sulla strada Desenzano-Castiglione delle Stiviere. Una delle sei fornaci, la “A”, è stata restaurata: documento eccezionale ed emozionante.
 
*Chiese romaniche di San Zeno (l’antica pieve) e di San Cipriano.
 
*Abbazia benedettina di Maguzzano, istituzione più che millenaria, fondata nell’alto Medioevo, sopravvissuta alla barbarie e all’usura del tempo fino a noi, viva e smagliante.
 
*Incluso nella cerchia delle antiche mura, si impone il complesso Rocca Viscontea – Castello di Lonato del 1300 (sorto su fortificazioni del secolo X) – Casa del Podestà (sec. XVI) – Biblioteca (40.000 volumi, 500 manoscritti, oltre 400 incunaboli) e musei; il tutto gestito dalla Fondazione Ugo Da Como con la collaborazione dell’Associazione Amici della Fondazione.
 
*San Martino, in via del Santuario, con la primitiva chiesa di San Martino recentemente restaurata, e, lì presso, l’omonimo Santuario costruito per voto dei Lonatesi nel Seicento.
 
*Chiesa del Corlo o dei Disciplini, intitolata a Maria Nascente (rimaneggiata nel secolo XVII su una più antica forse del 1300-1400), chiesa di Sant’Antonio abate (rimaneggiata e ampliata nel Seicento su una più antica del 1400).
 
*Complesso civico del centro: Palazzo Municipale (già casa privata del 1500, ristrutturata nella prima metà dell’Ottocento), Piazza Martiri della Libertà con Colonna Veneta-Leone di San Marco e il Monumento ai Caduti, Torre Civica (del 1555, alta 55 metri).
 
*Case e palazzi del Cinquecento (Savòldi, Orlandini), del Seicento (Carpaneda già Bondoni, Chiodera), del Seicento/Settecento (Zambelli), del Settecento (Girardi, Papa, Girelli-Robazzi).
 
*Madonna della Scoperta: gli abitanti della frazione sono circa 200, la chiesa, sorta in epoca medievale, ricostruita ai primi del Seicento, fu ampliata nella prima metà del Settecento.
 
* Il Duomo, poi Basilica Minore, di San Giovanni Battista, realizzato nella sua forma attuale in pieno Settecento su precedenti strutture di dimensioni più ridotte; progetto del monaco Paolo Soratini, lonatese.
 
Varie e importanti le località scelte come teatro di fatti d’arme decisivi per la sorte dei popoli, o dove soggiornarono personaggi storici: zone delle battaglie napoleoniche del 1796; Palazzo Zambelli  sede del Quartier Generale dell’esercito sardo alla vigilia della battaglia di San Martino-Solferino (1859) ricordata anche a Madonna della Scoperta (controffensiva piemontese); qui sostò Garibaldi a preparare la linea difensiva per proteggere Brescia (1866); qui fece sosta Vittorio Emanuele III (1918); qui l’aviazione alleata bombardò la galleria della linea ferroviaria Milano-Venezia.
 
 
L’elenco completo dei personaggi lonatesi illustri in ogni campo richiederebbe molto spazio. Ci limiteremo e ricordarne alcuni: Arcangelo da Lonato monaco benedettino, musicista, del secolo XVI; Pier Francesco Zini arciprete di Lonato, umanista, filologo, del secolo XVI; Camillo Tarello agronomo, innovatore, del secolo XVI; Paolo Soratini monaco camaldolese, architetto attivo nella prima metà del Settecento; Vittorio Barzoni, dottore in legge, politico e scrittore antinapoleonico vissuto nella seconda metà del Settecento e la prima dell’Ottocento; Jacopo Attilio Cenedella, chimico, farmacista, raccoglitore di memorie patrie vissuto nei primi tre quarti dell’Ottocento; Luigi Cerebotani sacerdote, scienziato e inventore, della seconda metà dell’Ottocento e primi decenni del Novecento; Paolo Chimeri, musicista, della seconda metà dell’Ottocento e primo trentennio del Novecento, maestro del famoso pianista Arturo Benedetti Michelangeli.
 
Pullulano a Lonato le associazioni culturali e sportive, e le manifestazioni folcloristiche-le feste-le sagre, che le vedono partecipi e protagoniste; basti ricordare la Fiera regionale agricola enogastronomica commerciale artigianale che si organizza ogni anno nei giorni di Sant’Antonio abate, ora (2016) giunta alla sua 58a edizione e il “Mercantico” che si tiene ogni terza domenica del mese.
 
 
Non chiedete l’origine del nome; si dovrebbero scomodare più o meno proficuamente troppi eruditi e troppe cose, comprese la “luna” e la “lona”, e poi rimanere prudentemente nel campo delle ipotesi. Sullo stemma invece non vi sono incertezze: un leone rampante d’argento vòlto a sinistra in campo azzurro, due chiavi d’oro incrociate nella zampa anteriore destra; tre gigli d’oro. Cose che ricordano il passato, la storia. Questa, lunga e complessa, si può considerare una frazione di quella più grande della provincia e della diocesi di cui fa parte (Brescia, Verona); in essa le vicende di Lonato si inseriscono, trovano spiegazione e ne sono complemento.
 
Nell’antica e media età del bronzo, sull’anfiteatro morenico del lago di Garda, a Polàda, vivevano e dimoravano i palafitticoli della cultura preistorica poladiana, appunto.
 
In età storica, i nomi, i fatti e le date si susseguono incalzanti senza interruzione: per qualche provvedimento piovuto dall’alto, per qualche concessione, qualche fatto di guerra, qualche incendio o distruzione.
 
Così, ci si imbatte in Carlo Magno, in Riccardo da Lonato, in Azzone di Canossa, in Federico Barbarossa, negli Scaligeri, nei Torriani, negli Estensi, nei Gonzaga, nei Visconti, nei Malatesta, nel Piccinino, nella Repubblica Veneta, nei Lanzichenecchi, in alcuni papi, in Eugenio di Savoia, in Napoleone, in Vittorio Emanuele III, in Garibaldi…
 
Come in un manuale: date, personaggi, fatti, guerre, paci e poi ancora date… il tutto attorno ad un comune antichissimo sottomesso ora ad un potente ora ad un altro, tra guelfi e ghibellini, tra signorotti e Signorie; nel 1516 alla Repubblica Veneta, nel 1797 ai Francesi, nel 1816 agli Austriaci.  Per coloro che ne vogliano sapere di più, non c’è che l’imbarazzo della scelta sia tra la bibliografia generale sia tra quella locale specifica.
 
Tuttavia, poiché da questa sintesi necessariamente panoramica si potrebbe avere l’impressione che quella di Lonato sia solo una storia “passiva”, cioè che i suoi abitanti abbiano solo subito e si siano lasciati tosare e bastonare senza reagire, è importante rilevare che la vera storia va cercata dall’altra parte, in ciò che ha fatto il popolo insieme, il “comune”.
 
Certamente, per la sua stessa posizione è sempre stato una terra appetibile e vulnerabile: arroccato a quasi duecento metri sul livello del mare su un’altura dell’anfiteatro morenico del lago di Garda, punto di passaggio obbligato fin dai tempi antichi; ha conosciuto e subito tutte le angherie e i capricci degli uomini e della  sorte; carestie, fame, peste, colera; ha sopportato la “tutela” alterna ora di Milano/Brescia ora di Venezia/Verona (tuttora fa parte della provincia di Brescia e della diocesi di Verona); ma ha reclamato e difeso una sua autonomia, e i vari “padroni” via via sopraggiunti hanno sempre trovato e lasciato un popolo indomito.
 
Lonato ha anche una storia “attiva”.
 
Nel 1440 ottenne da Venezia di diventare “terra separata”, nel 1442 fu sede di “podestaria minore”, nel 1486 fu dichiarato “fortezza”, dal 1538 cominciò a registrare le sue “Provvisioni”, quasi tutte ancora conservate e consultabili presso l’archivio comunale; nel 1566 Camillo Tarello scrisse “Ricordo di agricoltura”; nel 1600 i Disciplini vollero e poi costruirono un ospedale; nel 1729 Paolo Soratini progettò la parrocchiale di Montichiari, e nel 1738 quella di Lonato; nel 1762 si contavano cinque filatoi di seta; nel 1850 c’era già un ufficio postale; nel 1854 vi transitavano i treni Brescia-Verona; nel 1872 fu fondata una banca popolare, nel 1888 si fece il primo impianto di luce elettrica; nel 1911 cominciarono a funzionare le tranvie extraurbane Castiglione-Lonato-Desenzano; nel 1942 fu eretta in Ente morale la “Fondazione Ugo Da Como”; nel 1958 ebbe luogo la prima Fiera meccanico-agricola il cui logo, una spiga di grano tra gli ingranaggi di due ruote, è forse diventato più popolare dello stesso stemma ufficiale del Comune.
 
 
La PARROCCHIA della NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA.
 
Dal punto di vista religioso, fin dai primi barlumi di Cristianesimo, qui diffuso da san Zeno o da missionari mandati da lui o carichi del suo fervore apostolico, Lonato ha sempre fatto parte, come a tutt’oggi, della diocesi di Verona. E le testimonianze della presenza cristiana e dell’attività religiosa sul suo territorio sono altrettanto evidenti e significative quanto quelle “laiche”.
 
Dentro e fuori la cerchia delle antiche mura sono visibili e visitabili i siti, i manufatti e i monumenti che ci consentono di ripercorrere idealmente la storia umana artistico-culturale di questa Terra “di confine” adagiata in collina e in pianura, tra lago e territorio mantovano, tutta in provincia di Brescia, ma con cinque parrocchie in diocesi di Verona (questa centrale della Natività di San Giovanni Battista, quelle di Maguzzano, Campagna, Centenaro, Madonna della Scoperta-Vaccarolo), una in diocesi di Brescia (Esenta).
 
Nel V secolo sorge una chiesa, forse la prima della diocesi, dedicata a San Zeno. Il 16 luglio 774 Carlo Magno dona parte del Beneficio di Lonato ai Monaci di Tours in Francia. Nell’anno 887 Carlo il Grosso conferma tale donazione con la dipendenza della parrocchia dal Vescovo di Verona.
 
Nel 1145 il papa Eugenio III cita “Plebem de Lonato cum capellis et decimis”. Nel 1184 il papa Lucio III la riconosce collegiata insigne. Nel 1525 “San Giovanni Battista” è pieve parrocchiale con arciprete.
 
L’attuale chiesa parrocchiale fu iniziata nel 1738 e ultimata nel 1780 su progetto e disegno dell’architetto lonatese Paolo Soratini (1680-1762). Nella ricorrenza del secondo centenario della consacrazione, anno 1980, fu proclamata “Basilica Minore”.
 
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