I Pellesina da Lonato - Lonato Fra Storia e Arte

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I Pellesina da Lonato

Lonatesi nel mondo
Giuseppe Gandini I Pellesina da Lonato

LONATESI NEL MONDO.
Tanti uomini e donne nati a Lonato, ed emigrati in giovane o giovanissima età in altre città o regioni italiane o estere, si sono fatti strada realizzandosi e diventando anche cittadini di primo piano, famosi; però nella loro terra di origine sono diventati e rimasti degli estranei.
Tanto per cominciare, e senza andare troppo lontano, per il momento, ci viene a proposito il caso delle famiglie PELESINI o PELLESINI o PELLESINA, sicuramente originari di Lonato ed emigrati e diffusisi in Verona e nel Veronese agli inizi del Seicento, attivi e operanti come ingegneri architetti pittori e musicisti abili e apprezzati. I loro nomi: ANTONIO, VINCENZO, LELIO, GABRIELE, GIOVANNI BATTISTA, GIAMPAOLO…                              
Le varie pubblicazioni specializzate veronesi ne scrivono, e le loro opere sono a tutt’oggi visibili e fruibili .

La loro storia, documentabile, ha inizio a Lonato nella chiesa di San Giovanni Battista in data 8 gennaio 1583 con un matrimonio: Vincentius quondam Antonii Pelesini, et Susanna Bertholomei Boldelli contraxit matrimonium  in ecclesia Sancti Johannis Baptistae de Lonado coram suprascripto [curato], praesentibus reverendo domino Josepho Bertholo Francisco Asula clerico et aliis, factis denuntiationibus diebus supradictis. Die 8 Januarii 1583.
                                       
(Lonato, Registro dei matrimoni)

E da quegli sposi, Vincenzo Pelesini e Susanna Boldelli, alla distanza di circa diciotto anni nacque Lelio, il futuro architetto “veronese”, capostipite di una prestigiosa serie di artisti:                                     
Die 18 Martii 1601
Lelius Joseph filius Vincenti Pelesini et Susannae eius uxoris.
Compater Paulus Astolfus
(Lonato, Registro dei Battezzati)

Nella letteratura che segue abbiamo corretto alcuni dati.

Lonato 3 dicembre 2017           gg

Pubblicazioni veronesi cui si fa riferimento:
-Zannandreis, D., Le vite dei pittori scultori e architetti veronesi, Verona 1891                                                              
-La pittura a Verona dal primo Ottocento a metà Novecento, a cura di P. Brugnoli, I, Verona 1986, 169                                                                                                                                                                   
- L’architettura a Verona nell’età della Serenissima (secc. XV–XVIII), a cura di P. Brugnoli, A. Sandrini, 1988           
- La pittura nel Veneto – L’Ottocento 2 voll. A cura di G. Pavanello, Electa 2002, pp. 789-790.

LELIO PELLESINA
(1601 – 1674)
[Le vite dei pittori scultori e architetti… 1891, pp.281-282]
Nacque l’anno 1601 in Lonato, terra ragguardevole della provincia bresciana, ma diocesi veronese; e venne ad abitare in Verona ancor giovinetto, ove studiò il disegno e le regole della civile architettura, per cui aveva una forte inclinazione, divenendo un egregio architetto. Fra le prime fabbriche erette su suo disegno si annovera la parrocchiale di Avio di questa diocesi nel Trentino; indi la chiesa di San Nicolò in questa Città, che veramente è magnifica, e sebbene ancora mancante della cupola e della facciata, pure attrae a sé l’occhio dell’intelligente osservatore; bastando questa sola ad eternare la sua memoria. Il Biancolini nella Cronologia, unita alla Cronaca di Verona del Zagata (Vol. II delle 2^ parte, p. 102) all’anno 1626 così scrive: La chiesa del Crocifisso e lo sborro furono rifatti in più vaga forma che prima, e la spesa del ristauro ascese a quattordicimila Ducati; e sebbene non ce ne additi l’autore, tuttavia dallo stile si conosce esser opera di Lelio, e in particolare la chiesa, che nella stessa sua semplice forma si rende stimabile. Unitamente a Vincenzo suo figlio, condusse poi il Pellesina quel braccio di fabbrica nel cortile di casa Canossa, la quale si estende sino all’Adige, con stanze terrene, superiori e mezzanini; ed ancora la bellissima loggia sopra il detto fiume; e ciò fu nell’anno 1667. Quanto poi sia Lelio sopravvissuto, non lo dice il Dal Pozzo; ed ignoto ci è parimenti ogni altro particolare della sua vita; pare però che la sua morte possa essere accaduta prima del 1683.
[L’architettura a Verona… 1988, pp. 226-228]
Nato da Vincenzo a Lonato, nel Bresciano, nel 1601 si trasferisce giovanissimo a Verona, dove apprende le regole del disegno e dell’architettura civile (Dal Pozzo 1718b, 21, che non nomina, tuttavia, i responsabili della sua educazione). Nel 1635, definito murarius, risulta, dalle anagrafi come dagli estimi, abitante in contrada San Paolo con la moglie Giulia Dall’Oca, cosi come nel 1646 e 1653 (ASVr, Anagrafi, San Paolo,1635 e 1643 e Antichi Estimi Provvisori, Campioni d’estimo 1635, reg. 273 c. 579v e 1653, reg. 32, c.136r-v). Dal 1652 al 1661 saltuarie presenze sono registrate ad Avio, in relazione alla costruzione della chiesa parrocchiale, per la quale Lelio è per la prima volta ufficialmente affiancato (dal 1660) dal figlio Vincenzo (Libera 1953, 4 e 1954b, 251-252; AP Avio, fogli sciolti). Muore di “febre d’anni settantacinque circa» il 6 ottobre 1674 (ASVr, Ufficio Sanità, Morti in Città, 1672-1674, reg. 56, c. 9Or).Non si conoscono notizie precise sull’attività di Lelio anteriore alla sua presenza nel cantiere di San Nicolò. L’autorità del progetto - da sempre riferita al Pellesina, a cominciare da Dal Pozzo (1718b, 22) - appare in realtà non sostanziata da un’adeguata documentazione contemporanea (da cui le perplessità di Sandrini 1987a, 34). Sebbene la fabbrica inizi nel 1627 (Fratta Pasini, 1979-1980, 40) il nome di Lelio compare in un documento del 1648 (SANDRINI 1987a, 34) e del 1652 (Fratta Pasini, 140) con il titolo di murarius. E’ pertanto innegabile la sua partecipazione alla fabbrica, come può ritenersi indubbio il ruolo di progettista ad un certo punto assunto e legato almeno al disegno per la facciata della chiesa (com’è noto non realizzata; il foglio, entrato nel 1820 in possesso di Luigi Trezza, é attualmente in BCVr, ms. 1010, c. 129). Rimane tuttavia sospesa la questione del suo intervento nell’ideazione del progetto iniziale (Sandrini 1987a, 34).                   
Dal 1652 Pellesina è coinvolto, dapprima come consulente, poi come unico responsabile, nella costruzione della chiesa parrocchiale di Avio, per la quale modifica radicalmente il disegno già in parte realizzato del lombarclo Giandomenico Visetti (AP Avio, vol. V, s.c.; Libera 1953, 4; 1954a, 7; 1954b, 251-252). L’edificio (oggi in parte alterato) conferma l’inclinazione classicista, già anticipata in San Nicolò. Nei documenti della fabbrica compare, dal 1660, anche il nome di Vincenzo (AP Avio, vol. V, s.c.).Preceduto da una serie di consulenze a partire dal 1658, inizia nel 1662 (anziché nel 1667 come indicano le fonti letterarie a partire da Dal Pozzo 1718b, 22) l’articolato rapporto lavorativo dei Pellesina con la famiglia Canossa (Archivio Canossa, Verona, n. 1412, c. 109r). Il completamento del sanmicheliano palazzo sul Corso comprende dapprima la realizzazione dell’ala destra, “a uguaglianza del vechio”, che viene terminata entro il 1674 (Archivio Canossa, Verona, ibidem, passim), l’anno stesso della morte di Lelio.
La fedeltà rispetto alle preesistenze, prevista dal contratto, “è da considerare ineccepibile” (Puppi 1971a, 56 concordando con Magagnato 1960, 86).  Nel 1665 Lelio viene pagato per alcune opere di sistemazione in palazzo Pompei all’Isolo (ASVr Pompei,pr. 983); sull’entità e la qualità degli interventi — sui quali tacciono le consuete informazioni letterarie — non è dato indagare con precisione (il palazzo rientra nelle demolizioni operate per la costruzione dei muraglioni dell’Adige). Si tratta comunque di modifiche, sia all’interno che all’esterno, di una struttura già chiaramente definita. Mentre si riscontra una pausa nel cantiere del palazzo Canossa negli anni 1670-71, vengono registrati dal 1670, e fino al 1675, i lavori di ristrutturazione e ampliamento del convento di San Zeno in Monte, destinato ad accogliere il Collegio dei Nobili, voluto dal Senato veneto e diretto dai padri somaschi (ASVr Antico Archivio del Comune, reg. 544, c. 38r; Biancolini 1749-1771, III, 126 e Pegimi 1967, 26). L’opera, attribuita da Dal Pozzo al solo Vincenzo (Dal Pozzo 1718b, 22) venne di fatto eseguita da entrambi gli architetti (ASVr, San Zeno in Monte, reg. 6, cc. 50-55), che nel corso del 1670 modificarono il vecchio edificio conventuale e, negli anni successivi, costruirono la nuova ala, comprendente il refettorio e i dormitori. Il collegio, che “per istituzione letteraria e civile e per salubrità del sito poteasi pareggiare ai migliori d’Italia” (Da Persico 1820-1821, I, 53), fu espropriato con decreto napoleonico e subì, in seguito, alterne vicende sino ai recenti interventi che portarono, fra l’altro, alla demolizione della “fabrica nuova” dei Pellesina (Pegimi 1967, 27 e ss.).
Lia Camerlengo – Margherita Fratta Pasini
Bibliografia
Dal Pozzo 1718b, 21-23; Maffei 1732, parte III, 91; Da Persico 1820-1821, I, 53, 77-78, 118; Zannandreis 1891, 281-282; Simeoni 1909, 148, 217; Libera 1953, 3; Libera 1954a; Libera 1954b, 179-180; 251-252; Magagnato 1960, 86; Gazzola 1962, 170-172; Pegimi 1967, 26 ss.; Puppi 1971a, 56; Brenzoni 1972, 232; Fratta Pasini 1979-1980; Sandrini 1987a, 34.   

VINCENZO PELLESINA
(1637 – 1700)
[Le vite dei pittori… 1891, pp. 282-283]
Nacque in Verona nel 1637; e istruito da Lelio suo padre nella civile architettura, fu pur esso un architetto di merito. Oltre quello ch’egli operò insieme con il genitore, eresse in San Zeno in Monte quella fabbrica interna per collegio allora de’ Nobili l’anno 1670. Diede il disegno della stalla e delle rimesse per le carrozze di casa Canossa, che furono eseguite nel 1675; come pure della chiesa al Grezzano, luogo rinomato, appartenente alla detta nobile famiglia, che fu eretta tre anni dopo. Nel 1679 ampliò lo sborro per l'espurgo delle merci forestiere; detto perciò lo “sborro nuovo”, per distinguerlo da quello che prima eresse suo padre. Diede nel 1683 compimento alla vòlta della chiesa di San Nicolò; e nel 1687 innalzossi sul suo disegno l’Oratorio della Disciplina della Giustizia; ora soppresso.                                                                          
Sua architettura è il palazzo con la chiesa del conti Maffei a Valezzo, che si eresse dai fondamenti l’anno 1692; e così pure il palazzo Mocenigo, con la barchessa in Villabuona. Del medesimo stile sembra il primo chiostro de’ già Agostiniani di Santa Eufemia, unitamente a quella interna parte del nuovo convento  a cui si ascende per una magnifica scala; non potendo però assicurar con franchezza che sia opera di Vincenzo. L’assicura bene il Dal Pozzo, ch’egli prestò sua assistenza al ristauro e ornamento del palazzo degli Emilj (la cui facciata però è dell’architetto marchese Ignazio Pellegrini) e della contigua chiesa di San Biagio; e così dei palazzi Zanobi e Rizzardi sul Corso, e de’ Pompei ad Illasi nella nostra provincia, nel 1669, che fu l’ultima delle sue fatiche, essendo morto l’anno seguente. Propagò Vincenzo una civile famiglia, piantata da Lelio suo padre in questa città, tuttavia sussistente, nella quale per ben due secoli si mantenne il genio per le belle arti; poiché di Vincenzo fuvvi Lelio juniore suo figlio che oltre alla musica e il suono del violino attese anco alla pittura, accennando di lui il Lanceni un quadro ch’era nella profanata chiesa di Sant’Alessio; e Gabriele altro suo figlio che applicossi al disegno della topografia e livellazione delle acque, il quale per la sua perizia ottenne anco dal Magistrato de’ Beni Comunali il privilegio di perito, sotto il giorno 7 febbraio 1704; e presentemente annoverar possiamo fra’ suoi discendenti Gaetano che s’esercita con onore da moltissimi anni nella professione di perito ingegnere; e Paolo suo figlio giovane di molta aspettazione nella pittura.
[L’architettura a Verona… 1988, pp.229-242]
Nasce da Lelio e da Giulia Dall’Oca nel 1637 (Dal Pozzo 1718b, 22; confermato da documenti successivi e in particolare dall’Estimo del 1653, ASVr, Campioni d’estimo 1653, reg. 32, c. 136r, che eventualmente suggerisce uno slittamento al 1638). Apprende evidentemente la professione dal padre: i documenti registrano per la prima volta la collaborazione dei due nel 1660, relativamente alla fabbrica della chiesa di Avio (AP Avio, fogli sciolti; Libera 1954b, 251-252). Nel 1673 Vincenzo sposa Margherita Pasino, rimanendone vedovo l’anno successivo, e nel 1675, in seconde nozze, Caterina Matordese (AVVr, Fondi Parrocchiali, San Paolo, Matrimoni, 1672-1696, s.c.). Le anagrafi lo registrano frattanto abitante in contrada San Paolo con continuità (ASVr, Anagrafi, S. Paolo, 1675; AVVr, Fondi Parroccbiali, San Paolo, Notula, 1685, s.c.). Muore “di febre maligna” il 4 gennaio 1700 (ASVr, Ufficio Sanità, Morti in Città, 1699-1704 reg. 62, c.1r).
I documenti rivelano per la prima volta la presenza di Vincenzo accanto al padre, negli anni 1660-1661, durante la costruzione della chiesa di Avio (AP Avio, vol. V, s.c.); l’età e il ruolo già rilevante fanno tuttavia supporre una precedente collaborazione dei due, che lavorano insieme probabilmente in tutte le opere successive, fino alla morte di Lelio: certamente, comunque, all’ala destra di palazzo Canossa e al Collegio dei Nobili di San Zeno in Monte. Dopo il 1674 egli continua gli impegni professionali già avviati - in particolare con i Canossa e con i Pompei - sia portando a compimento opere già in cantiere, sia ottenendo nuove e importanti commissioni.
Tra il novembre 1674 e il gennaio 1675 erige per il palazzo cittadino dei Canossa la “muraglia che serra la corte”, quindi restaura “le case vechie che sono in capo alla corte” e infine, tra 1675 e 1678, realizza Ie monumentali scuderie (Archivio Canossa, Verona, n. 1412, c. 29r e v; n. 202, s. c.; n. 1412, cc. 3Or-33r e 1419, cc. 134r e v). Le condizioni attuali della costruzione, fortemente manomessa, non consentono né un’analisi adeguata né una valutazione delle perplessità in vario modo manifestate nel passato (Maffei 1732, 84; Marini 1799, 39; Da Persico 1820-1821, I, 78), che fanno tuttavia supporre un distacco dalla stretta osservanza sanmicheliana.
Per Luigi di Canossa, Vincenzo stende anche, tra il 1678 e il 1682, il progetto (mai citato dalle fonti lette- rarie) di una sontuosa cappella di famiglia, che avrebbe sostituito quella già esistente nella chiesa di San Bernardino (scrittura in data 12 gennaio 1687, in Archivio Canossa, Verona, n. 202, s.c.): il disegno, forse per le liti insorte fra gli eredi di Luigi, non venne realizzato. In questo stesso giro d’anni e per il medesimo committente, Pellesina è impegnato nel fondo del Grezzano, per il quale realizza la chiesa (Archivio Canossa, Verona, n. 795, s.c.), tra 1678 e 1682, la casa dei Cappellani ad essa adiacente, tra 1682 e 1684 (ibidem, n. 824), operando inoltre, nello stesso biennio, nel palazzo (ibidem, n. 202). Mentre quest’ultimo intervento non si presta ad analisi concrete, essendo stata la villa sostanzialmente rifatta nel secolo successivo, la chiesa — come del resto la casa dei Cappellani — si presenta come l’esempio più compiuto e più conservato dell’architettura, non solo sacra, dei Pellesina, consentendo una lettura illuminante anche delle precedenti realizzazioni. Ancora per i Canossa, Vincenzo fornisce, negli anni 1683-1686, la sua assistenza per il Palazzo di Mantova, la cui realizzazione è affidata ai fratelli Prestinari (per la notizia, sinora ignota, Archivio Canossa, Verona, n. 824). Tra il 1680 ed il 1683 realizza, su progetto di Gianbattista Bianchi, lo “Sborro nuovo” all’Isolo, finanziato dai mercanti veronesi, in cambio della provvisoria occupazione di alcuni locali dello “sborro” vecchio (per l’intera, complessa vicenda, Fratta Pasini 1979-1980, 146-151). Per i Pompei di San Paolo, Vincenzo s’impegna, a partire dal 1682, in numerosi lavori per la villa e il fondo di Illasi (in parte ipotizzati da Carlotti 1975, 580). Realizza in particolare la barchessa, accanto al lato orientale della villa, fondamentale testimonianza del linguaggio rustico-aristocratico delI’architetto (Archivio Carlotti, Illasi, Fabbrica della barchessa di Lasi); compie alcuni interventi nel palazzo, e costruisce inoltre due fabbriche rustiche, una casa e un fienile, a Santa Giustina e in “Termegna” (Archivio Carlotti, Illasi, Fabbriche diverse).L’attribuzione della villa Maffei di Valeggio (Dal Pozzo 1718b, 22) è confermata e precisata dai documenti, che comprovano la presenza e la responsabilità per un lungo tratto della durata del cantiere – aperto tra il 1692 e 1694 – sino ad un suo repentino e un po’ misterioso congedo (ASVr, Pindemonte Rezzonico-Maffei, pr. 202): un tempo sufficiente, tuttavia, per ritenerlo il principale responsabile della sorprendente impronta neopalladiana dell’edificio, precorritrice della vocazione neoclassica del secolo successivo (Puppi 1975,126). Per numerose delle opere ancora riferite a Vincenzo da Dal Pozzo l’attribuzione rimane tuttora priva di supporti documentari: si tratta in particolare della vòlta di San Nicolò, dell’oratorio di Santa Maria della Giustizia, di Palazzo Mocenigo e Villabona, del restauro e della decorazione dei palazzi Emilei e Rizzardi e della chiesa di San Biagio.
Bibliografia.Tutti i riferimenti archivistici sono tratti da Fratta Pasini, 1979-1980.Dal Pozzo 1718b, 21, 27-28; Maffei 1732, III, 84, 91; Marini 1799, 39; Da Persico 1820-1821, I, 77-78; Zannandreis 1891, 282-283; Simeoni 1909, 148, 512; Libera 1953, 3; Libera 1954a; Libera 1954b , 179-180, 251-252; Magagnato 1960, 86; Gazzola 1962, 170-172; Pegimi 1967, 26 e ss.; Puppi 1971a, 56; Brenzoni 1972, 232; Carlotti 1975, 580; Puppi 1975a, 126; D’Arcais 1978a, 77-78; Fratta Pasini 1979-1980.

LELIO PELLESINA Junior
(1676 – 1755)
[L’architettura a Verona… 1988, p.261]
E’ il figlio maggiore di Vincenzo, secondo Dal Pozzo, che lo dice “pittore ma soprattutto musicista” (1718b, 23; una pala di sua mano nell’oratorio di Sant’Alessio è ricordata dal Lanceni 1720°, 195). La cronologia e la residenza in contrada San Paolo inducono a pensare che sia il medesimo Lelio nato intorno al 1676 (ASVr, Anagrafi, San Paolo, 1729), agente in casa Pompei (Ibidem e ASVr, Carlotti, p. 84) e morto il 2 dicembre 1755 (ACVVr, Fondi Parrocchiali, San Paolo, Defunti, 1729 – 1789, c. 112). Nello stesso arco d’anni, e sino al 1755, un Lelio Pellesina è “Ragionato della Magnifica Città” (ASVr, Atti del Consiglio, in particolare reg. 130, passim).
Lia Camerlengo
Bibliografia.
Dal Pozzo 1718b, 23; Lanceni 1720a, 195; Zannandreis 1891, 283; Rigoli 1983-1984, 258.

GABRIELE PELLESINA
(- 1676-1741)
[L’architettura a Verona… 1988, p.260]
Figlio di Vincenzo e di Caterina Matordese, nasce nel 1676 c. (ASVr, Anagrafi, San Paolo, 1729, anno in cui risulta cinquantaduenne). Continua la professione paterna, proseguendo una tradizione familiare - specializzata fondamentalmente nell’attività ingegneristica - che si prolungherà sin oltre la caduta della Serenissima. Dichiarato perito dal magistrato dei Beni Comunali nel 1704 (Dal Pozzo 1718b, 23), opera stabilmente al servizio della città come ingegnere. Un’abbondante documentazione e un buon numero di disegni testimoniano della sua attività, nell’ambito della quale si segnala il progetto, non realizzato, per la costruzione di uno “Sborro Nuovissimo” all’Isolo, approntato nel 1739 in collaborazione con Saverio Avesani (ASVr, Comune, disegno 10; Marinelli 1881, 47, n. 235; Brugnoli 1982, 52). Muore il 29 agosto 1741 (AVVr, Fondi Parrocchiali, San Paolo, Defunti, 1729 - 1789, c. 49).
Lia Camerlengo
Bibliografia
Dal Pozzo 1718b, 23; Marinelli 1881, 46, 47; Zannandreis 1891, 283; Brugnoli 1982, 52.

GIOVANNI BATTISTA PELLESINA
(1715-1781)
[L’architettura a Verona… 1988, p.318]
Figlio di Gabriele e Maddalena Buella, nasce i1 12 luglio 1715 (AVVr, Fondi Parrocchiali, San Paolo, Battezzati, 1707 - 1729). Pubblico ingegnere, ricopre fino al 1747 il ruolo di secondo ingegnere all’Adige (poi sostituito dal Cristofali; ASVr, Atti del Consiglio, reg. 128, c. 88r, 144r). Numerosi disegni di ragguardevole qualità testimoniano della sua lunga e produttiva attività di tecnico a servizio del pubblico e del privato; in particolare, a quest’ultimo proposito, vanno menzionati i rilievi della chiesa e dei chiostri dei Santi Nazaro e Celso (in ASVr, Santi Nazaro e Celso, pr. 1026) e inoltre le varie tavole eseguite per i Pompei, a latere del censimento dei beni di Illasi (Campione delle decime della Villa d’Illasi..., in Archivio Antonio Carlotti, Verona).                 
Muore il 12 marzo 1781 (AVVr, Fondi Parrocchiali, San Paolo, Defunti, 1729 – 1789, c. 218).
Lia Camerlengo
Bibliografia
Viviani 1975, 569, 577, 579; Castellazzi-Miciluzzo, , s.d., n 55; Viviani-Caliaro 1981, 100.

GIAMPAOLO PELLESINA
Verona 1802 - Marano di Valpolicella (Verona) 1857
[La pittura a Verona… 1986, p.169]
Figlio del noto ingegnere Gaetano Pellesina, e nipote del più conosciuto architetto Vincenzo Pellesina, Giampaolo nacque a Verona il 14 febbraio 1802. Educato nell’ambiente aristocratico della famiglia, frequentò l’Accademia Cignaroli dove si accostò ai modelli del maestro Saverio Dalla Rosa e del figlio Domenico. Poco si conosce della sua vita; sposato due volte con nobildonne, la prima Luigia Aleardi, la seconda Amalia Palma dei Lavezzola, é autore di non molte opere, alcune delle quali di notevole fattura, altre segnalabili per la pastosa e tonalistica colorazione, ricollegabili comunque ad un certo accademismo formale, tipico nell’iconografia tradizionale veronese della prima metà dell’Ottocento. All’Accademia, Pellesina restò legato in modo particolare; vi figura, infatti, come socio attivo, con nomina in data 26 febbraio 1851. Di lui ricordiamo una bella “Madonna con Bambino” nella ex cappella delle reliquie della chiesa conventuale di Santa Maria del Paradiso a Verona e un prezioso “Ritratto del conte Alessandro Pompei” della Galleria d’Arte Moderna di Verona. In questo ultimo dipinto risaltano i caratteri di una ricerca pittorica impegnata a cogliere del soggetto non solo la somiglianza fisica, ma anche un sottofondo psicologico singolare che ammoderna il gusto rappresentativo dell’epoca nello stesso recupero di certa libertà descrittiva settecentesca veneta.
Bibliografia
Trecca 1912a, 143; Thieme - Becker 1932, ad vocem; Tessari 1982.79                      u.g.t. [U. G. Tessari]
[La pittura nel Veneto… 2002, pp.789-790]
Nasce a Verona il 14 febbraio 1802. E’ figlio deli’ingegnere Gaetano Pellesina e nipote dell’architetto Vincenzo Pellesina. Della sua vita privata si hanno solamente scarse notizie, che si riferiscono alle prime nozze avvenute con l’aristocratica Luigia Aleardi e al secondo matrimonio con Amalia Palma dei Lavezzola. D’estrazione nobile, frequenta l’Accademia di Pittura e Scultura Cignaroli di Verona, dove si accosta agli schemi del maestro di Pittura Saverio Dalla Rosa (1745-1821) e del figiio Domenico (1778-1834). All’istituzione accademica di Verona Pellesina resta legato in modo personale, assicurandosi la nomina a socio attivo in data 26 febbraio 1851. La sua produzione artistica non comprende un elenco esteso di opere attualmente note, all’interno della quale si annoverano, tuttavia, alcuni dipinti di non spregevole valore artistico. E’ il caso della Sacra Famiglia con san Camillo dell’ex cappella delle reliquie della chiesa conventuale di Santa Maria del Paradiso di Verona e un originale ritratto del Conte Alessandro Pompei, di proprietà della Galleria d’Arte Moderna di Verona, dove l’opera é conservata. La chiesa di Cancello conserva una copia dell’ Ultima Cena in cui l’artista appunta: “1852 P.P.”. Muore nel 1857 in località Marano di Valpolicella in provincia di Verona.
Bibliografia
G. Trecca, Catalogo della Pinacoteca comunale, Bergam 1912, p. 143; U. Thieme, F. Becker, Allgemeines Lemilcon der Bildenden Kiinstler, XXVI, Leipzig 1939, ad vocem; Dalla Verona austriaca alla Verona italiana, 1830-1900 (Accademia Cignaroli). Le grandi firme dell’Ottocento italiano nella raccolta civica, catalogo della mostra, a cura di U.G. Tessari, Verona 1982, p. 79; U.G. Tessari, in La pittura a Verona dal prime Ottocento a metà Novecento, a cura di P. Brugnoli, I, Verona 1986, p. 169; E.M. Guzzo, Vicende artiche tra XII e XX secolo, in La venerabile pieve dei Santi Apostoli in Verona, a cura di P. Brugnoli, Verona 1994, p. 208; S. Marinelli, Regno Italico e l’età austriaca, in L’Ott0cento a Verona, a cura di S. Marinelli, Verona 2001, pp. 24, 39; A. Tomezzoli, Verona, in La pittura nel Veneto. L’Ottocento, a cura di G. Pavanello, I, Milano 2002, p. 365 (m.s.).
Lonato del Garda 3 dicembre 2017 gg                   
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